IL FEGATO ETRUSCO DI
PIACENZA
THE ETRUSCAN LIVER OF
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Aratura coi buoi in Toscana
ARATURA CON I BUOI IN TOSCANA
"Ploughing with oxen in Tuscany"

Da "ITALY" di Fox Frank; A. & E. Black. Ltd., London - 1918

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IL FEGATO ETRUSCO DI PIACENZA

L'anno era il lontano 1877. La giornata era una di quelle dolci giornate di fine settembre della bassa piacentina, quando i raggi tiepidi del sole dissipano, svogliatamente, le vaghe ombre della bruma mattutina. Il bifolco della fattoria dei conti Arcelli, presso Settima di Ciavernasco, ad un kilometro sulla riva destra del fiume Trebbia, manovrava con mano esperta l'aratro, e seguiva, con occhio attento e sapiente, l'andare solerte dei due poderosi buoi, che la trainavano con magnanima pazienza.

La fragranza delle umide zolle, squarciate di forza dall'affilato e luccicante vomere, si disperdeva nell'aria mescolandosi con l'acre odore dei buoi accaldati. Qua e là svolazzavano gli affamati batticoda che si saziavano dei succulenti e agitati vermi. Il respiro ansante e bavoso dei due animali si univa al tonfo dei loro concordi e ritmici passi e con il cigolìo del giogo e dei finimenti. Di tanto in tanto si alzava la voce del contadino che, con l'ausilio del pungolo, ammoniva o incoraggiava ora l'uno ora l'altro bue. Questi suoni si fondevano con lo strisciare affievolito delle zolle che s'impennavano, di malavoglia, lungo il concavo versoio dell'aratro, per poi sgretolarsi inerte su quelle del solco precedente. L'insieme di questo quadro scenografico era conforme ad una magica sinfonia pastorale eseguita, nella quiete bucolica della campagna piacentina di 130 anni fa, secondo il canone di una liturgia agreste millenaria, quando l'uomo dialogava ancora con la terra.

D'un tratto questo ritmo armonioso fu interrotto da un suono discordante e repentino, di metallo contro metallo. Il contadino comandò subitamente ai buoi di fermarsi. Incuriosito esaminò il solco, e l'occhio cadde su di un oggetto di strana forma che spuntava dalla zolla appena capovolta. Lo prese in mano e lo ripulì del limo appiccicoso. La parte convessa dell'oggetto, di modeste dimensioni, si adattava perfettamente nel palmo della sua mano; sull'altro lato, leggermente concavo, c'erano invece tre protuberanze di forma dissimile. Non riusciva a capire cos'era, n'è come mai era spuntato fuori lì, e perchè proprio in quel giorno. Lo rigirò ripetutamente palpando l'oggetto con le sue mani incallite, poi lo buttò, quasi infastidito, sotto un albero del filare di pioppi lombardi rasenti al capofosso, e continuò ad arare.

All'imbrunire, finito, almeno per quel giorno, di dissodare il campo, il contadino riprese lo strano oggetto e staccati i buoi dall'aratro, li guidò verso casa per un ben meritato riposo.

Fu così, verosimilmente, che il "iecur placentinum" ossia il così detto "fegato piacentino", uno dei reperti antichi tra i più singolari ed unico esempio nell'ambito dell'archeologia Etrusca, vide la luce. Trovato da un semplice uomo, ad una spanna di profondità, durante una comune attività ciclica annuale, in un campo prativo ordinario. Analogo a questo fortuito ritrovamento del "fegato" è la leggenda della nascita di Tages, divinità con corpo di fanciullo e la sapienza di un anziano, che nella mitologia etrusca rivelò i sacri scritti, il quale sbucò d'improvviso da un solco mentre un colono arava nei pressi di Tarquinia.

Questo prezioso reperto bronzeo piacentino, che fu eventualmente donato al Museo Civico di Piacenza il primo agosto 1894 dal conte Francesco Caracciolo che l'aveva nel frattempo acquistato, e le cui dimensioni sono millimetri 126 X 76 X 60 con un peso di 635 grammi, rappresenta, con una evidente fedeltà anatomica, la forma di un fegato di pecora. Sulla parte superiore, leggermente concava con tre protuberanze, una delle quali rappresenta la cistifellea, vi sono 40 iscrizioni in lingua etrusca divise in 16 settori; inoltre, due iscrizioni si trovano sulla parte parietale al di sotto. Nei sedici settori sono inscritti i nomi di trenta divinità mitologiche etrusche, cosicchè ciascun settore corrisponde ad una specifica divisione del cielo, esattamente come gli stessi Etruschi avevano diviso il firmamento, poichè nel loro culto il fegato rappresentava l'immagine dell'ordine cosmico [1].

Ai primi tempi della scoperta non si parlava di "fegato", com' era pure ignoto il significato, l'uso e la provenienza di questo oggetto. Solo in seguito, con studi più approfonditi da storici come W. Deecke (1880), G. Körte (1905), C. O. Thulin (1906), Pallottino (1956) e Maggiani (1982) [1], fu messo in evidenza la sua importanza eccezionale. L'archeologo Luigi Adriano Milani, direttore del Regio Museo Archeologico di Firenze, fu il primo a definirlo "fegato" nel 1900 [5], seguito poi dal Körte nel 1905.

L'opuscolo del quotidiano piacentino "Libertà" referisce che l'etruscologo G. Körte aveva riscontrato che nel Museo Guarnacci, dove sono esposti numerosi elementi della civiltà Etrusca e Romana ritrovati intorno a Volterra, esisteva un'urna sul cui coperchio era rappresentato l' "haruspex" (aruspice) Aule Lecu, che tiene in mano un fegato, simile a quello trovato nel campo vicino a Piacenza [5]

L'aruspice etrusco aveva il compito di interpretare il volere divino osservando segni particolari nel fegato dell'animale immolato; il modello in bronzo del fegato fungeva quindi, spiegano numerosi etruscologi, da guida pratica. Lo storico Werner Keller [2] specifica che l'interpretazione delle viscere degli animali era un'attività assai complessa. Per poter proferire inequivocabili profezie bisognava che l'aruspice fosse un esperto non solo in astronomia, ma anche in anatomia e patologia.

Nessuno ha potuto ancora spiegare come mai questo oggetto etrusco sia stato trovato in un campo nel comune di Gossolengo, visto che, almeno per adesso, sono pochi e sparsi i reperti etruschi rinvenuti nel piacentino, come son pur assenti le indicazioni archeologiche di presenza dei loro centri urbani. Nel 1987 lo studioso olandese L. B. Van Der Meer espone [1] la teoria che forse un aruspice etrusco, al servizio di un generale romano, smarrì l'oggetto durante una campagna militare tra gli anni 150 e gli anni 30 a.C. Egli nota infatti che durante questo periodo vi furono almeno tre episodi importanti che avrebbero reso possibile l'arrivo di aruspici in questa zona: la disfatta del console Papirio Carbone da parte del generale Marco Emilio Lucullo (82 a. C.), la spedizione di Pompeo contro Marco Emilio Lepido (77 a. C.), e l'ammutinamento delle legioni di Giulio Cesare stanziate a Piacenza (49 a. C.). Tuttavia egli sottolinea che è praticamente impossibile poter stabilire definitivamente una data precisa per il fatto che questi “prontuari divinatori” erano tramandati da padre in figlio.

È da sottolineare che sono stati pubblicati svariati saggi sul Fegato Etrusco di Piacenza, testimonianza dell'importanza del soggetto e delle difficoltà nell'accordare le varie, e spesso divergenti, opinioni degli esperti sull'uso specifico del medesimo.

Il "Fegato Etrusco", questo eccezionale ed arcano reperto archeologico, può essere ammirato visitando il Museo Civico di Piacenza situato nel grandioso Palazzo Farnese.






THE ETRUSCAN LIVER OF PIACENZA

It was the year of 1877. The day was one of those pleasant days of late September, in the countryside of Piacenza, Italy, when the still warm sunrays dissipate, unwillingly, the sparse and lingering morning mist. The plough-man, at the farm of count Arcelli, was manoeuvring the plough with artful and assertive hands, assiduously keeping a watchful eye on the two powerful oxen vigorously pulling the implement with magnanimous patience.

The fragrant odour emanating from the fresh and humid furrow-slices, torn by the shiny razor-sharp blade of the plough, was wafting through the still air blending , at once, with the pungent odour of the sweating oxen. All around, there were hungry tail-wagging birds gulping down the juicy and frantic worms. The laboured panting of the slobbering animals was synchronous with the heavy, but nonetheless rhythmic, steady plodding of their footsteps, and with the squeaking of the yoke and harness. Once in a while the voice of the plough-man could be heard when, with the aid of the goad, he had to warn or encourage one or the other ox. These sounds were coalescing with the faint sliding sound of the loamy clods rearing, stiffly, upward along the concave blade of the plough, and their inevitable crumbling on top of the previous furrow. The totality of this microcosm, in the bucolic silence of the farmlands of Piacenza of 130 years ago, was conformant to a magical pastoral symphony, following the ancestral agrarian liturgy of thousands of years, when man was still able to communicate with nature.

Suddenly, this harmonious tableau was interrupted by a brief, dissonant sound, of metal against metal. Instantly the plough-man commanded the oxen to stop. Astonished, he examined the furrow, and something strange captured his attention, something protruding from the furrow freshly turned over. He grabbed it and brushed away the sticky soil. The convex side of the small object fitted nicely in the palm of his hand; on the opposite side, slightly concave, there were three protruding features of dissimilar form and size. The plough-man was unable to understand what this object could be used for or the reason why it was unearthed that particular day.

He kept turning it over and over in his calloused hands, then, somewhat annoyed, flung it under one of the many Lombardy poplars aligned along the banks of the irrigation canal, and continued ploughing.

At dusk, after having finished another long day of work, the man picked up the strange object, undid the oxen harness, and lead them towards home and a well deserved rest.

This is the way, in all likelihood, that the "Iecur Placentinum", that is to say the "liver of Piacenza", was unexpectedly discovered. This object is one of the most singular artifact of antiquity and the only one of its kind ever found in the history of the Etruscan archaeology. It was indeed found by a humble man, during a simple rural activity, at a depth of about 25 cm., in an ordinary meadow not far from Settima of Ciavernasco, approximately a kilometre from the right bank of the Trebbia river. Similar to the discovery of the "liver" is the legend of the birth of Tages. He was the divinity with the body of a child and the intellect of an old and wise man born out of a furrow in the vicinity of Tarquinia, and, according to the Etruscan mythology, revealed their sacred scriptures.

The precious bronze artifact from Piacenza was eventually bought by the Count Francesco Caracciolo, who subsequently donated it to the Civic Museum of the city on the first of August 1894. It weighs 635 grams and measures 126 x 76 x 60 cm., and represents, with evident fidelity, the "stylized" form of a liver of a sheep.

On the top surface, slightly concave, there are three protuberances, one of which represents the gall bladder, as well as 40 Etruscan inscriptions divided in 16 sectors; two other inscriptions are found on the convex bottom side. In the 16 sectors are the names of 30 gods found in the Etruscan mythology, so that each name corresponds to a specific division of the heavens, in exactly the same way that the Etruscan themselves had divided the universe. In fact, in their religion, the liver was a representation of the cosmic order.

For a few years after the discovery, nobody realized the connection to the "liver", the significance of the artifact, what it would be used for or were it came from. Only after more in depth studies from historians like W. Deecke (1880), G. Körte (1905), C. O. Thulin (1906), M. Pallottino (1956) and Maggiani (1982) [L. B. Van Der Meer, "The Bronze Liver of Piacenza"], its great importance was finally understood.

The archeologist Luigi Adriano Milani, director of the Archeological Royal Museum in Florence, was the first to identify it as a "liver" in the year 1900 ("Libertà", 1977), followed by Körte in 1905.

The same Körte had noticed that in the Museum Guarnacci, in Volterra, there was a cover of an urn with a statue of an "haruspex", by the name of Aule Lecu, holding a “liver” in his hand, very similar to the one discovered near Piacenza ("Libertà", 1977). The Etruscan haruspex had the authority to interpret the will of the gods by observing special signs present in the liver of the newly immolated sheep; therefore the bronze model could be, as postulated by many experts, a practical guidebook or manual.

The historian Werner Keller specifies, in his volume "The Etruscan", that the interpretation of the entrails of animals was a very complex endeavour. In order to be able to offer a sound and unequivocal prophecy, the haruspex had to be an expert not only in astronomy but also in anatomy and pathology.

Nobody has yet been able to explain how come this Etruscan object was found in a field in the municipality of Gossolengo, since, until now at least, only a few sparse artifacts have come to light and no other archaeological indications of their presence in the area have been found. In 1987, the Dutch historian L. B. Van Der Meer proposes, in his volume "The Bronze Liver of Piacenza", the theory that perhaps an Etruscan haruspex, in the service of a Roman general, lost this object during a military expedition between the years 150 and 30 B. C. To be more specific, he outlines three events that would make his theory plausible: "the defeat of consul Papirius Carbo by Sulla's general, M. Aemilius Lucullus in 82 B. C., the expedition of Pompey against M. Aemilius Lepidus in 77 B. C. or the mutiny of Ceasar's legions in Piacenza in 49 B. C. Nonetheless he goes on to say that it is practically impossible to determine the date with certitude, since these kind of “manuals” “could be bequeathed by father to son".

There have been many studies and publications on the topic of the “Etruscan Liver of Piacenza”, evidence of the importance of this artifact, but at the same time they underline the difficulties in reconciling the many, and often conflicting, opinions of the experts.

The "Etruscan Liver of Piacenza", this exceptional and arcane object, can be admired by visiting the Civic Museum of Piacenza, housed in the grandiose Palazzo Farnese.




ILLUSTRAZIONI
ILLUSTRATIONS





Fegato Etrusco

Il fegato visto dalla parte viscerale (piatta, leggermente concava) con le tre protuberanze.
The liver as seen from the visceral section (flat and slightly concave) with the three protuberances.
[3]
Caratteri etruschi sul fegato di Piacenza

Rappresentazione dei caratteri etruschi visibili sul lato viscerale.
Depiction of the Etruscan characters visible on the visceral section.
[1]
Fegato Etrusco - lato caudale

Il fegato visto di profilo; lato caudale.
Orizzontalmente opposto alle foto di sopra.
Side view of the liver; caudal section (flipped horizontally from photo above).
[1]
L'Aruspice delibera

Ricostruzione di una scena divinatoria di un aruspice.
Disegno firmato Giovanni Caselli.
Artist's concept of a divination scene.
Designed by Giovanni Caselli.

[3]
Aule Lecu

Aule Lecu
Statua dell'aruspice sul coperchio dell'urna a Volterra (I sec. a. C.)
Museo Guarnacci
Votive statue of Aule Lecu placed on the lid of a funerary urn in Volterra (I c. b. C.)
Guarnacci Museum

[4]
Statuette votive etrusche

L'aratura
Statuette votive in bronzo provenienti da Arezzo (V sec. a. C.)
Votive bronze statues from Arezzo (V c. b. C.)
Villa Giulia, Roma
Da / from: "The land of the Etruscan" edito da Salvatore Setti; Scala , Firenze - 1985
Aratura coi buoi nel Piemonte

Aratura con i buoi nella campagna piemontese.
Ploughing scene in Piedmonte.
Da / from: "Unknown Italy" di E. A. Reynolds-Ball; 1927
Aratura coi buoi nel Piacentino

Aratura con i buoi sulle colline piacentine.
Ploughing scene on the hills of Piacenza.
Da / from: "Il Folklore Piacentino" di Carmen Artocchini, U.T.E.P., Piacenza - 1971
Mappa di Ciavernasco

Mappa della zona dove fu rinvenuto il fegato etrusco.
Map of the area where the Etruscan liver was found.


I sottofondi e le colorature delle illustrazioni, esclusa l' "Aratura con i buoi in Toscana", sono state aggiunte, usando "Photoshop 7".
Backgrounds and images colorization were added, using "Photoshop 7" [except for the ploughing in Tuscany, at the very top].


Bibliografia ::: Bibliography
1] Van Der Meer, L. B., "The Bronze Liver of Piacenza", J. C. Gieben Pub., Amsterdam - 1987
2] Keller, Werner, "The Etruscan", Alfred A. Knopf, New York - 1974
3] Autori vari, "The land of the Etruscan", Scala, Firenze - 1985
4] Cristofani, Mauro, "The Etruscan", Galahad Books, New York - 1979
5] "Libertà", quotidiano di Piacenza, 1977
6] Pallottino, Massimo, "The Etruscan", The Chaucer press Ltd., Suffolk - 1975
7] Mayani, Z., "The Etruscan Begin to Speak", Souvenir Press, London - 1961


Interessanti pagine in inglese sul Fegato Etrusco di Piacenza
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  • A NEW INTERPRETATION OF "cvl"
  • ETRUSCAN DIVINATION
  • THE LIVER BY ANDIS KAULINS
  • HARUSPICES
  • THE ART OF HARUSPICY
  • ETRUSCA PHILOLOGIA [italiano]
  • ETRUSCAN RELIGION - PALLOTTINO
  • ETRUSCAN LANGUAGE - WIKIPEDIA
  • FACULTY OF ARCHEOLOGY OF LEIDEN STATE UNIVERSITY [THE NETHERLANDS]
  • Pagina composta da Giorgio Zanetti - dicembre, 2004 - updated April - 2007 *** Ottawa, Canada.